Il quaderno dell’agronomo: la palificazione

Francesco Campanella Blog, Il quaderno dell'agronomo

Sono passati alcuni mesi dalla messa a dimora delle nostre barbatelle di Trebbiano Spoletino, ed ora è arrivato il momento di dare forma al nostro vigneto. Questa volta, la lezione di agronomia la faccio io personalmente, limitandomi soltanto a descrivere ciò che è stato fatto ed impiegato per il nostro Trebbiano Spoletino.

La seconda fase, necessaria per la realizzazione di un vigneto, consiste nella palificazione, ossia l’inserimento di pali in acciaio detti “interfilari” e di pali in calcestruzzo precompresso detti “capotesta”. I primi, che vengono disposti lungo le file ad intervalli regolari, hanno la funzione soltanto di sostegno ai fili d’acciaio, mentre i secondi, che vengono posizionati soltanto alle estremità di ogni filare, hanno la funzione di resistere alla tensione impressa agli stessi fili.

Ecco alcune caratteristiche principali dei pali in acciaio utilizzati nel nostro vigneto di Trebbiano Spoletino:

  • ditta produttrice: Profil Alsace sas
  • modello: Palo P4N
  • materiale: acciaio zincato
  • larghezza: 45 mm
  • spessore: 30 mm
  • lunghezza: 240 cm
  • profondità di infissione: 65 cm ca.

Vediamo ora come i nostri operatori Mauro e Gabriele hanno eseguito la disposizione e l’infissione dei pali in acciaio.

Per prima cosa, Gabriele si è preparato un’asta di legno della lunghezza pari alla distanza che deve esserci tra un palo interfilare e l’altro (5,00 mt), riportando su di essa anche la distanza tra un filare e l’altro (2,80 mt) mediante l’incisione di una tacca. In questo modo, si è velocizzata la palificazione evitando di prendere misurazioni con fettucce ogni volta che si deve piantare un palo. Anche in questo caso, come accade per la messa a dimora delle barbatelle, va eseguito un nuovo squadro ed è in questa fase che si vede se quello precedente è stato realizzato correttamente. Beh, c’è da dire che lo sfasamento tra uno squadro e l’altro è stato di alcuni centimetri, quindi considerando l’estrema precisione di Gabriele, cha ha utilizzato come strumento di misura una livella laser, possiamo ritenerci soddisfatti del precedente operato, bravo Renzo!

La fase successiva è stato il posizionamento manuale dei pali, in vicinanza dei punti su cui effettivamente sono stati infissi. Pertanto, mentre Gabriele segnava con un pennarello su ciascun palo la profondità di infissione, Mauro disponeva lungo le file di Trebbiano Spoletino i pali già contrassegnati.

L’ultima fase, la più delicata, è stata l’infissione vera e propria dei pali di acciaio mediante un attrezzo che prende il nome di “piantapali”, il quale è stato agganciato da Mauro lateralmente al cingolato. Per ogni infissione, mentre Gabriele segnava mediante l’asta di legno il punto esatto in cui doveva essere infisso il palo, Mauro avanzava con il cingolato portandosi con la testa del piantapali in direzione verticale nello stesso punto. Successivamente, mentre Gabriele reggeva il palo da infliggere, questo mano a mano entrava nel terreno a causa della pressione esercitata dalla testa del piantapali sull’estremità superiore del palo stesso. Durante e dopo l’infissione, Gabriele dotato di una livella a bolla controllava l’esatta verticalità del palo, che in caso negativo egli piegava manualmente il palo rettificandolo.

Ed ora che il vigneto ha preso la sua fisionomia pensiamo al metodo di allevamento del nostro vigneto di Trebbiano Spoletino…