La Vigna

L’alta qualità è un cammino che ha il suo inizio in vigna, in un terreno fertile, salubre e ricco di composti essenziali, fondamentali per ottenere un vino unico nel suo genere. La scelta della giusta posizione, sul crinale di una collina e alle pendici dei monti Martani, è frutto di un attento studio e di una tradizione contadina trasmessa nel tempo. Questa è la condizione ideale per avere quel microclima ricercato, che si presta completamente alle esigenze della pianta, e che conferisce al grappolo caratteristiche uniche ed elementi ricchi in zuccheri e polifenoli. Per questo motivo un ottimo vino è il frutto di una vigna posta nel suo habitat ideale e curata in ogni istante della sua vita. Le diverse tipologie di vite, quali Trebbiano Spoletino, Grechetto, Sauvignon, Sagrantino, Sangiovese e Merlot che compongono la nostra vigna, consentono di ottenere vini dalla spiccata attitudine all’invecchiamento, sia in acciaio che in legno, corposi, di elegante struttura e allo stesso tempo fruttati.


Il trebbiano spoletino è un vitigno a bacca bianca autoctono del territorio spoletino. Alcuni ricercatori attribuiscono il suo nome a quello latino della città di Trevi, ossia Trebia e quindi Trebbiano con in più l’aggiunta dell’aggettivo Spoletino per distinguerlo dagli altri trebbiani. Tale aggettivo si presume che sia stato dato per la presenza della potente e vicina città di Spoleto, al tempo del grande Ducato. Le principali caratteristiche di questo vino sono il suo colore giallo paglierino, con delicate sfumature di colore verde; il profumo si presenta gradevole, delicato e fresco, con sentori di erbe aromatiche; il sapore agrumato, dal gusto ampio e con piacevoli toni di freschezza e sapidità. I terreni più idonei alla coltivazione di questo vitigno, sono quelli di pianura con fertilità moderata e con un’esposizione soleggiata elevata. I sistemi di allevamento più adottati sono quelli a cordone speronato, anche se anticamente veniva coltivato insieme all’acero campestre
o all’olmo, in modo tale da mantenere il grappolo lontano dalla superficie del terreno, evitando così le gelate tardive tipiche della pianura. Le foglie sono cuoriformi, rotonde, palmate, con 3-5 lobi inegualmente dentati, inserite in modo alterno su rametti (tralci) caratterizzati da nodi ed internodi. L’acino è medio, di forma sferoidale, di colore verde-giallastro con buccia spessa e pruinosa; la sua maturazione è tardiva, intorno alla fine di ottobre. Le origini di questo vitigno sono antichissime, ma le prime citazioni risalgono all’epoca romana quando Plinio il Vecchio narrò, nella sua opera Naturalis Historia, del Vinum Tribulanum come un vino dalle nobili origini. In epoche successive questo vitigno fu considerato “di lusso”, dato il particolare vino che ne veniva ricavato, dal sapore semplice e delicato. Data la sua adattabilità a qualsiasi tipo di terreno, tale vitigno si diffuse in tutto il centro Italia assumendo, per ciascuna zona, caratteristiche differenti e dando origine a diverse varietà di trebbiano. La sua elevata produttività ne fece un vino amato dalla stragrande maggioranza dei coltivatori, ed è per questo che venne anche rinominato “scaccia debiti”. Con il passare degli anni la coltivazione e la relativa produzione del trebbiano spoletino andò gradualmente scemando, fino a raggiungere quasi la sua completa estinzione. Negli ultimi anni si è vista una riscoperta di questo vitigno dalla caratteristiche uniche, con un impennarsi della sua coltivazione, dovuta alla sua particolare predisposizione per la realizzazione di spumanti e al suo particolare sapore, che lo distingue dal classico trebbiano. L’intento della nostra cantina è quello di valorizzare al massimo questo vitigno, perché è autoctono, spoletino e caposaldo della tradizione vitivinicola umbra.
Il Grechetto è un vitigno a bacca bianca autoctono dell’Umbria. Occupa un posto di rilievo nel panorama ampelografico della nostra regione, nella quale è presente in quasi tutti i disciplinari di produzione dei vini bianchi a Denominazione d’Origine Controllata. Può essere utilizzato sia in purezza, sia assemblato con le altre uve presenti nella regione, come Trebbiano Toscano e Malvasia Bianca, così come con alcune varietà internazionali, delle quali la più frequente è lo Chardonnay. Le origini del nome risalgono al Medioevo, durante il quale i vini prodotti con queste uve ricordavano gli aromi e i sapori di quelli importati dal Mediterraneo orientale. Recentemente sono state fatte indagini molecolari che hanno smentito il legame con le uve greche, ed hanno invece rilevato che il Grechetto conosciuto in Umbria è geneticamente simile al Pignoletto diffuso in Emilia Romagna e alla Ribolla Riminese. Da queste uve si ricavano vini caratterizzati da un colore giallo paglierino dai riflessi verdognoli, fino a raggiungere tonalità di giallo dorato molto intenso, se il vino è stato fatto maturare o fermentare completamente in barrique. I vini prodotti con Grechetto in purezza hanno un profilo aromatico variegato. Si ritrovano prevalentemente aromi di frutta (pera e mela), frutta secca (nocciola), frutta tropicale (ananas, banana, kiwi e pompelmo) e aromi floreali (biancospino, ginestra e, talvolta, camomilla e acacia). La maturazione in legno conferisce al Grechetto aromi di vaniglia e di tostato, tuttavia le qualità organolettiche del legno non tendono a prevalere sulle caratteristiche aromatiche, anche se ben percettibili. In bocca si presenta secco, con buona acidità e struttura. Il passaggio in legno contribuisce a limitare la percezione relativa dell’acidità, aumentando nel contempo la morbidezza e la struttura del vino. La maturazione di queste uve è medio -tardiva, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Si adatta bene ai terreni dell’Italia centrale, ha produzione abbondante ma non costante, e necessita di potatura medio – lunga con forme di allevamento a media espansione. Tollera bene i freddi invernali e le gelate primaverili, caratteristici di molte zone dell’Umbria. La foglia del Grechetto si presenta media, allungata, pentagonale, a volte quinquelobata o intera. Il grappolo è medio – piccolo, cilindrico – conico, serrato, a volte con ali. L’ acino è medio, ovale, con buccia sottile ma consistente, di colore giallastro, ricoperta di pruina. La storia di questo vitigno è legata a quella della viticoltura umbra. Originario della Magna Grecia, fu importato in Italia dagli Etruschi circa 3000 anni fa, e ha poi trovato il suo habitat ideale nei territori collinari attraversati dal Tevere. Nonostante il Grechetto sia un’uva autoctona dell’Umbria, la sua diffusione non è limitata unicamente alla nostra regione. Infatti, è un vitigno presente, in maniera minima e marginale, anche in Toscana, nelle Marche e nel Lazio, prevalentemente nelle zone confinanti con l’Umbria. Al di fuori dei confini umbri, il Grechetto è utilizzato quasi esclusivamente insieme ad altre uve, mentre nella sua terra d’origine è molto spesso utilizzato per la produzione di vini monovarietali. La tecnica di vinificazione più tipica del Grechetto prevede l’uso di contenitori inerti. Nella nostra cantina, prima della vinificazione in vasche di acciaio inox, sottoponiamo le uve alla criomacerazione. Questo processo consiste nell’abbassare drasticamente la temperatura delle uve appena raccolte, mediante apporto di ghiaccio secco, consentendo di estrarre profumi e aromi senza alterare le caratteristiche intrinseche delle uve. Dopo la vinificazione, il successivo affinamento in barrique conferisce al nostro vino maggiore morbidezza e lo arricchisce di aromi speziati. Nella nostra cantina viene così prodotto Araminto gold e silver, Grechetti in purezza, che si distinguono per la differente maturazione adottata, il primo vino ben strutturato, barricato e dal colore giallo dorato intenso con note speziate, il secondo fresco, vivace e dagli aromi fruttati. Questi vini sono la piena espressione del nostro territorio, e frutto della sensibilità che proviamo verso la natura e le sue insuperabili risorse.
Il Sangiovese è un vitigno a bacca rossa originario della Toscana, più precisamente della zona del Chianti, come ci suggerisce il Molon (1906), in accordo con il pensiero di altri ampelografi. Il suo nome non ha origini certe. Potrebbe derivare dal termine “Sangue di Giove”, a testimonianza dell’antico legame fra vino e divinità. Un’altra teoria sostiene che l’origine del suo nome derivi dal luogo di provenienza, San Giovanni Valdarno. L’approvvigionamento vinicolo della capitale Firenze nel periodo rinascimentale era proprio dai Castelli del Valdarno di Sopra, costruiti nei territori conquistati dai fiorentini qualche secolo prima. Vi è un’altra tesi riguardo l’origine di questo vitigno, che lo vede nascere a Santarcangelo di Romagna, che sorse e si sviluppò sul ” Colle Jovis “. Già al tempo dei Romani su questi colli a ridosso del Rubicone veniva coltivata la vite, e si può supporre, anche in questo caso, che Sangiovese sia la coniugazione di “sanguis” e “Jovis”,cioè sangue di Giove. Il Sangiovese giovane si caratterizza per un colore rosso rubino intenso, con sfumature violacee e con tendenza alla trasparenza, soprattutto in raccolti piuttosto abbondanti, o in annate sfavorevoli. Il colore dei vini prodotti con questo vitigno, infatti, è fortemente dipendente dal modo in cui l’uva è stata coltivata e dalle condizioni meteorologiche dell’annata. Dopo alcuni anni di invecchiamento il colore diventa granato e con sfumature che tendono a tonalità aranciate, mentre all’apice della maturazione la tonalità aranciata diventa predominante. Gli aromi sono soprattutto amarena e violetta, ma si possono percepire anche ribes, fragola, ciliegia, prugna matura, lampone e mirtillo. In bocca è equilibrato, vellutato, morbido e di grande struttura. Al gusto si percepisce la sua caratteristica acidità, accompagnata da un sapore asciutto, fruttato e delicatamente erbaceo. Il Sangiovese ha una maturazione media- tardiva, generalmente a metà ottobre. Ha un’ottima capacità di adattamento nei diversi tipi di suoli, tuttavia preferisce terreni con una buona percentuale di sedimenti calcarei, capaci di fare esaltare i suoi migliori ed eleganti aromi. Non teme la siccità; al contrario, i terreni umidi in maturazione oltre ad abbatterne la qualità condizionano negativamente la sanità dell’uva. Essendo un vino con elevata acidità e astringenza risente profondamente dell’andamento dell’annata e i migliori risultati si ottengono in stagioni calde e secche. Il grappolo ha dimensioni che variano notevolmente a seconda dei tipi, ma generalmente è compatto ed alato. Il Sangiovese ha una notevole capacità di mutamento, tanto che oggi si conoscono molte varietà clonali, e c’è una netta differenza fra un Sangiovese umbro e uno toscano o romagnolo. Il nostro Soviano Regale, che è un Sangiovese espresso in purezza, è frutto di tre cloni: Brunello, R23 e R24. L’ampelografia convenzionale, stabilita dalle ricerche ampelografiche condotte all’inizio del 1900, si basa sulla dimensione degli acini e del grappolo per dividere le varietà di Sangiovese in due categorie: Sangiovese Grosso e Sangiovese Piccolo; tuttavia l’enorme quantità delle varietà clonali fanno ritenere che questa classificazione sia piuttosto riduttiva. La storia del Sangiovese inizia presso gli Etruschi, intorno all’VIII secolo a.C., ed è fra le uve italiane più vecchie di cui si hanno testimonianze. I primi cenni bibliografici li troviamo nell’opera “ La coltivazione delle viti” (Soderini 1590), dove l’autore parla del Sangiogheto, come vino notevole per la sua produttività regolare. E’ senz’altro l’uva a bacca rossa più diffusa in Italia, soprattutto in Toscana, Umbria, Emilia Romagna e zona costiera marchigiana e abruzzese. Inoltre è presente nella viticoltura del Lazio, Liguria, Lombardia, Veneto, Campania, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Il Sangiovese ha inoltre attratto l’attenzione dei produttori di altri paesi e oggi si producono vini con quest’uva anche in California(Napa Valley e Sonoma County), Argentina, Corsica e Australia. Da questo vitigno nascono vini con qualità diverse, da quelli piuttosto acidi e con colore
tenue, fino a vini robusti e alcolici con colori intensi. La tradizione tipica dell’Italia centrale prevede che il Sangiovese venga fatto maturare in botti grandi,anche se le moderne pratiche enologiche hanno favorito l’introduzione della barrique, oggi molto utilizzata per questo vino. L’affinamento del nostro Sangiovese per la produzione del Soviano Regale avviene in vasche di acciaio inox, per almeno un anno e sei mesi. L’utilizzo di questo materiale inerte permette al nostro vino di conservare il suo aroma fruttato, evitando così che venga mascherato dagli aromi speziati (vaniglia e liquirizia) ed empireumatici (tostato, caffè e cioccolato) conferiti dai contenitori di legno. L’impegno della nostra azienda è quello di valorizzare le qualità di questo vitigno, ricercandone l’essenza e l’intimo connubio vino-terra.
Il Merlot è un vitigno a bacca nera originario della Gironda, nel sud-ovest della Francia. Petìt-Laffite, uno studioso, attribuisce l’origine del nome al colore intenso delle piume del merlo, o anche alla particolare preferenza che il merlo ha per quest’uva. Le principali caratteristiche di questo vino sono il suo colore rosso rubino più o meno carico, leggermente granato se invecchiato; il profumo gradevole, caratteristico, che ricorda quello del mirtillo e del lampone. In bocca risulta essere un vino di corpo, strutturato, ma allo stesso tempo vellutato e armonico; il suo sapore è moderatamente secco o abboccato. Predilige terreni collinari, freschi, con buona umidità durante l’estate in quanto soffre la siccità. I sistemi di allevamento più adatti sono il cordone speronato e il Guyot che assicurano un buon ombreggiamento dei grappoli al fine di evitare repentini abbassamenti dell’acidità fissa. Teme, infatti, terreni eccessivamente soleggiati, in quanto il grappolo tende ad allessarsi ed aversi crolli di acidità. Ha foglia media, pentagonale, trilobata e quinquelobata; grappolo medio, piramidale più o meni spargolo, con una o due ali e peduncolo legnoso di colore rosato. L’acino è medio, rotondo di colore blu – nero con buccia di media consistenza ricoperta da abbondante pruina. Si parla di questo vitigno a partire dal 1700, ma il primo riconoscimento sicuro ci fu solo nel 1854. E’ dimorato storicamente nei tre dipartimenti viticoli dell’Aquitania (il bordolese) oltre che nella Languedoc-Roussillon. Le prime notizie della sua coltivazione in Italia risalgono alla seconda metà dell’800, come testimonia la collezione ampelografica della scuola di Viticoltura e di Enologia di Conegliano del 1880 circa. Inizialmente trovò dimora in Friuli, Veneto e Alto Adige, ma ben presto venne coltivato in molte altre regioni, dalla Toscana alla Sicilia, con ottimi risultati. Per la sua precocità raggiunge livelli ottimali di maturazione anche nei climi dove la temperatura è un fattore limitante. Insieme a cabernet sauvignon e cabernet franc, è uno dei componenti del classico “taglio bordolese”, al quale conferisce morbidezza levigando il gusto degli altri vitigni. E’ molto diffuso anche il suo uso da solo, sia per vini di poche pretese, sia per vini di alto rango. Se il Merlot viene lasciato libero di generare uva in gran quantità, offre produzioni costantemente abbondanti che permettono di fare vini leggeri da bere subito. Se, invece, vengono effettuati severe potature e sfoltimenti nel periodo vegetativo, è in grado di produrre grandissimi vini adatti al lungo invecchiamento, come il nostro Reo Superbo. Il Merlot è un vino apprezzato in tutto il mondo e uno fra i più richiesti, per la sua sofficità tannica e per la sua semplice e istintiva piacevolezza, dolcezza e fruttuosità. Proprio per questo motivo e per il fatto che riesce a produrre una grande quantità di uva, per, lungo tempo il Merlot veniva utilizzato per produrre vini in grande quantità, ma di poco carattere e profondità. Negli ultimi anni, invece, sono sorte piccole isole, come la nostra, tese alla valorizzazione piena di un Merlot espresso in purezza, e alla continua ricerca della qualità e dell’innovazione tecnica.
Vitigno dalle origini tuttora sconosciute. Secondo alcuni studiosi si tratta di un vitigno autoctono della zona di Bevagna e Montefalco ottenuto per selezione di cloni locali. Si attribuiscono a Plinio il Vecchio le prime testimonianze scritte. Nella sua opera “Naturalis Histroria” narra infatti di un vitigno chiamato Itriola che all’epoca si coltivava nei suddetti territori. Altri studiosi sostengono sia stato importato dall’Asia Minore dai seguaci di San Francesco; da qui il nome Sagrantino essendo utilizzato per produrre un vino passito usato nei riti religiosi. Quello che oggi è certo è che le migliori espressioni del Sagrantino si hanno nelle campagne intorno a Bevagna e Montefalco
Il Sauvignon, il cui nome deriva dalla parola francese “sauvage” che vuol dire selvaggio, è un vitigno autoctono del sud-ovest della Francia, precisamente della zona di Bordeaux. Il Sauvignon è uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi nei territori vitivinicoli mondiali e le sue caratteristiche variano da sentori erbacei a fruttati a seconda del clima della zona di coltivazione.